IL TEMPIO DEL WALZER

Seguo con puntalità il Concerto dei Wiener Philarmoniker da un cinquantina di anni, forse più, e ricordo direzioni eccelse come quella di Abbado che diresse a memoria e senza spartito.
Diversi anni fa, quando per la inaugurazione del ricostruito teatro veneziano la Fenice l’allora Presidente Ciampi volle che a capodanno il concerto ufficiale degli italiani fosse celebrato sulla laguna, la cosa mi indispettì non poco.
E non per esterofilia melomane (sindrome della quale invece soffro riguardo alla musica contemporanea) ma perchè, pur apprezzando il talento e le virtuosità della composizione classica italica, il concerto di capodanno è quello di Vienna.
Perchè è una questione di atmosfera, è questione di appropriatezza del genere musicale, di ambiente, di colori, di scenario.
A parte il verdiano “Brindiam” della Traviata (il cui significato autentico è però apparentemente allegro ma sostanzialmente drammatico) le note dell’Aida, di Và pensiero o del Nessun Dorma, ci azzeccano poco con la allegra festosità del capodanno cui invece le spumeggianti melodie straussiane rendono la sua giusta atmosfera.
E non tiriamo fuori, per favore, i temi di un inappropriato neo irredentismo scandalizzandoci per Radetzki o roba del genere.
Strauss (in questo caso tra l’altro il padre) era austriaco ed era naturale che celebrasse i miti del suo popolo, così come noi celebriamo i nostri, in Francia celebrano il galletto e Marianna, e in Inghilterra la Regina.
E poi il valzer è stata una vera rivoluzione di costumi, demolendo i moralismi dell’epoca che guardavano con scandalo ad un uomo ed una donna che danzavano abbracciati, adusi a quadriglie e minuetti in cui il contatto più carnale era in punta di dita.
Resta il fatto che certi eventi vengono celabrati in maniera adeguata in un solo modo, in un solo posto, in solo giorno e vi trovano così la loro naturale identificazione.
E allora così come il Carnevale è solo quello di Rio, per i ritmi, i costumi, i coriandoli, la sinuosità del samba, il Capodanno, per la maestosità della sala (che tra l’altro ho visitato), per l’eleganza del Musikerein, per la spettacolarità delle coreografie nei palazzi viennesi, per il carattere festoso delle melodie, è solo Vienna…il resto sono solo improbabili cover.

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