ROMA

Esattamente oggi, ma di 2775 anni fa, un giovane pastore, discendente di Enea e figlio di un dio, scavava sul colle Palatino il primo solco di quella che sarebbe diventata la città più importante della storia.

Nacque al prezzo di un sangue versato, quello di Remo, e nel segno di Marte dio della guerra.

Da quel momento per quasi mille anni dominò il mondo non solo imponendo il suono sinistro delle sue armi, ma diffondendo anche fiumi di cultura e di arte ed espandendo nel brutale mondo di allora le regole della civiltà, così come una foresta si espande all’improvviso nel deserto.

Il destino non le fu sempre favorevole. Per diverse centinaia di anni fu anche oggetto di devastazioni ed invasioni, lacerata spesso tra opposte fazioni che se ne contendevano il dominio.

Ma dopo essere stata la capitale di un impero, fu anche la sede temporale e trascendente della fede nell’uomo che fece della parola l’arma più potente del mondo. I suoi eredi tradirono spesso il messaggio di pace, libertà, uguaglianza che Gesù trasmise agli uomini, ma difesero sino allo stremo quella città nella quale avevano fondato la loro chiesa.

E grazie al quel potere visse poi anni di splendore che la portarono, molti anni dopo, ad essere finalmente la capitale di una vera nazione.

Oggi potremmo dire che la nostra capitale è l’unica cosa bella che è derivata dall’azione unionista.

Ammirata in tutto il mondo è la culla di una infinità di tesori e, tra i suoi monumenti, l’arte che custodisce e la cultura che si respira nella sua aria, non c’è chi non ne resta irrimediabilmente innamorato.

Se non esistesse il mondo sarebbe molto più triste.

Grazie Roma, città eterna.