DIVORZIO

Trentatre milioni di italiani sui trentasette milioni di aventi diritto al voto parteciparono al referendum sull’abrogazione della legge institutiva del divorzio.
Entrata in vigore nel 1970, la legge aveva introdotto anche in Italia l’istituto dello scioglimento del matrimonio causando controversie e opposizioni, in particolare tra le aree culturali e politiche che si muovevano all’interno del mondo cattolico.
Al momento della sua promulgazione, il fronte sociale e politico era fortemente diviso sull’argomento.
Le forze socialiste, laiche e liberali si erano fatte promotrici dell’iniziativa parlamentare (la legge nacque, infatti, a opera del socialista Loris Fortuna e del liberale Antonio Baslini).
Forti differenze erano comunque presenti nel mondo della sinistra tra le avanguardie radicali e libertarie (femministe, Partito Radicale, Partito Socialista ) e parti consistenti del mondo comunista che per la sua impronta ortodossa, dovuta dalla forte vicinanza con la rigidità e l’intransigenza sovietica, mal digeriva processi di innovazione, trasformazione e liberazione sociale, e indussero il PCI ad orientarsi verso una trattativa con la DC.
Il comitato promotore del referendum era guidato da Gabrio Lombardi e schierava nella campagna contro il divorzio diversi intellettuali e politici, tra i quali Salvatore Satta, Sergio Cotta, Augusto del Noce, Carlo Felice Manara, Enrico Medi, Giorgio La Pira, Alberto Trabucchi, e Ugo Sciascia.
La Democrazia Cristiana e il Movimento Sociale Italiano si erano opposti alla legge.
Parte del mondo culturale cattolico, invece, si era comunque dichiarato favorevole, come le ACLI o il movimento dei cattolici democratici di Raniero La Valle, mentre il resto dei movimenti cattolici come Comunione e Liberazione erano rimasti completamente fedeli alle indicazioni della CEI.
Ma l’Italia, sull’onda della grande rivoluzione culturale, progressista e libertaria che si era avviata con il ‘68, viaggiava ormai a vele spiegate verso un inarrestabile processo di trasformazione della società in senso riformista.
E quindi, nonostante le forti pressioni del mondo cattolico e le freddezze dell’ortodossia comunista, nei due giorni di voto, del 12 e 13 maggio 1974. il 59,1% dei votanti si dichiarò contrario all’abolizione della legge.
Da quel giorno l’Italia si allineò agli altri paesi occidentali in particolare a quelli governati dalle socialdemocrazie riformiste.