Scorsero i secoli e quella piccola e tenace comunità si diede i primi organi di autogoverno.
comunità divenisse uno Stato.
Il mio sito.
Scorsero i secoli e quella piccola e tenace comunità si diede i primi organi di autogoverno.
comunità divenisse uno Stato.
riportarono a casa, nella famiglia socialista.
Era il 1953 e non fu eletto deputato nel P.S.D.I. di Saragat.
Siamo nel 500 e rotti avanti Cristo e su Roma regna un tipaccio, di razza etrusca, chiamato Tarquinio.
di lei Spurio Lucrezio.
Bruto ebbe vita facile cavalcando il malcontento diffuso tra soldati e popolazione esasperati dalle angherie del tiranno.
senatori ampliando l’assise, ridotta ai minimi termini dalle continue esecuzioni dell’ultimo tiranno, a trecento senatori in totale.
dello scioglimento del matrimonio causando controversie e opposizioni, in particolare tra le aree culturali e politiche che si muovevano all’interno del mondo cattolico.
Il comitato promotore del referendum era guidato da Gabrio Lombardi e schierava nella campagna contro il divorzio diversi intellettuali e politici, tra i quali Salvatore Satta, Sergio Cotta, Augusto del Noce, Carlo Felice Manara, Enrico Medi, Giorgio La Pira, Alberto Trabucchi, e Ugo Sciascia.
che si era avviata con il ‘68, viaggiava ormai a vele spiegate verso un inarrestabile processo di trasformazione della società in senso riformista.
entrambe diventarono compagne di uomini potenti che incontrarono in divisa alla guida di un esercito e trasformarono in uomini di stato.
che spesso contrastava in maniera stridente con l’approccio nazionalista e dittatoriale del suo regime.
fu la mobilitazione di un intero popolo. Per renderle ossequio ci furono code di chilometri e ai suoi funerali parteciparono più di due milioni di persone.
colonnello Koenig si rese conto che non poteva continuare a spostare la salma da un luogo all’altro, né poteva distruggerla (avrebbe causato una rivolta), la trasportò nel suo ufficio, nella sede centrale del servizio informazioni, dove rimase fino al 1957. Si dice che Koenig, affascinato dalla perfezione del lavoro anatomico effettuato sul corpo di Eva, si pavoneggiasse mostrandola ai suoi visitatori. Poi fu portata a spasso per il mondo (si dice che per qualche tempo fosse anche a Milano in una tomba intestata al nome fittizio di Maria Maggi, vedova de Magistris).(il video è tratto dal seguente indirizzo you tube: https://youtu.be/KD_1Z8iUDho)
Il 5 maggio del 1821 muore a S.Elena Napoleone. Lo stesso giorno di tre anni
prima, nel 1818, nasce a Treviri Karl Marx.
A parte tale coincidenza, ai più sembra che tra i due non vi sia alcun punto di contatto. Né storica, né culturale, tantomeno ideologica.
È chiaro che addentrarsi in una disamina delle enormi complessità che si celano nelle pieghe delle vite del fondatore dell’impero e del padre del comunismo è un lavoro immane, a fare il quale non sono neanche certo di essere all’altezza. Cionondimeno qualche piccolo sfizio, nel lanciarci in spericolate acrobazie sul trapezio della cultura sperimentale, possiamo togliercelo.
Non è vero che i due ragazzi non ebbero un qualcosa che li avvicinasse, un fil rouge che in qualche modo rappresentasse un piccolo legame che li mettesse in contatto.
Il suo nome era Giorgio Guglielmo Federico Hegel, nato a Stoccarda il 27 agosto 1770, padre dell’idealismo, fonte di pensiero dal quale è nata tutta la filosofia moderna sia di destra che di sinistra dalla quale, a sua volta, sono state generate le principali ideologie che hanno governato la politica del XX secolo.
Insomma il più grande filosofo dell’era moderna.
Hegel su Napoleone si esprimeva così: “I professori tedeschi di diritto pubblico non tralasciano di scrivere una quantità di opere sul concetto di sovranità e sul significato degli atti della Confederazione (del Reno). Ma il più grande professore di diritto pubblico risiede a Parigi”.
La più importante opera di Hegel, la “La feomenologia dello spirito”, ha al suo centro l’imperatore di Ajaccio. L’opera Hegeliana, che viene universalmente considerata la “bibbia” di tutto quel che venne dopo, è totalmente ispirata alla figura di uomo di stato di Napoleone. La leggenda vuole sia stata completata dal filosofo proprio la notte della battaglia di Jena.
Vi chiederete come si arriva da tutto questo al padre del Comunismo.
Ci arriviamo.
Il capitolo centrale della summa Hegeliana è centrato sul superamento, da parte della rivoluzione francese, del vecchio ordine e sul conseguente superamento del sistema rivoluzionario da parte del nuovo ordine napoleonico.
Insomma una triangolazione a tutti gli effetti.
Attraverso il terrore rivoluzionario, l’uomo raggiunge finalmente la sintesi finale che lo appaga definitivamente.
Orbene tale parte della “Fenomenologia” ebbe anche tanta influenza sul giovane Marx il quale, inutile a dirlo, era nei primi anni un Hegeliano convinto. Successivamente pur aprendo il suo pensiero ad una forma di criticismo nei confronti del padre dell’idealismo, riguardo per esempio al concetto di “religione della proprietà privata”, non rinuncia a riconoscerne grandi meriti.
Se nel complesso la critica marxiana verte soprattutto sul rapporto tra società
civile e Stato, il merito di Hegel, secondo Marx, è quello di avere concesso spazio alla società civile, differenziandola dalla società politica che si incarnava nello Stato.
Non vi sfuggirà da queste poche e povere righe che c’è tanto Hegel in Marx, ma c’è anche tanto Napoleone in Hegel.
Ed ecco che quel fil rouge di cui vi parlavo vien fuori alla distanza e partendo da un dito dell’Empereur, fa un doppio giro attorno alla vita di Hegel, per finire nella mano di Karletto.
C’est la vie.
domenica senza ferie o straordinari.
Possono davvero i soldi, la ricerca esasperata del guadagno stravolgere le regole immodificabili della vita?
di tutti i colori, proseguì sino ad oggi il suo ruolo di custode delle trazioni istituzionali e di garante degli equilibri costituzionali e della unità della nazione, non dissimile dalla stessa sacralità con la quale regnò Elisabetta I, rivalità e guerra a Maria Stuart a parte.
o ludico che sia, è concluso dall’inno nazionale e non è un caso che, ovunque ci si trovi, qualunque sia l’occasione o lo scenario, tutti, ma proprio tutti, dagli anziani ai maturi, dai giovani ai ragazzini, si mettono in piedi e cantano con compostezza e raccoglimento.(Video tratto dal seguente indirizzo: https://youtu.be/jn94s0eyRLo)